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Introduzione (parte 3: ultima)

Nel capitolo sul linguaggio tra genitori e figli, tratteremo dei rischi a cui vanno in contro, soprattutto i giovani, quando in famiglia non si affrontano i temi essenziali ma si preferisce stare in silenzio. Non è tutto fosco in famiglia, anzi, e quindi presenteremo un’esperienza di dialogo vero e profondo vissuto da una famiglia speciale davvero, per certi versi.

Nel capitolo conclusivo, svolgeremo le problematiche del linguaggio in famiglia mediato dai mezzi di comunicazione di massa. Le paure legate al rapporto tra la famiglia e i mass media, le possibilità che questi ultimi offrono al dialogo e le chiusure che possono alimentare. Con una frase: i rischi e le ricchezze dei mezzi di comunicazione di massa1.

Nell'ultimo capitolo, al termine, troveremo una sintetica conclusione dell’intero lavoro che non ha la pretesa di avanzare grandi proposte, piuttosto di riassumere davvero in poche righe ciò che è stato scritto nelle pagine lette.

Volendo finire quest’introduzione intendiamo farlo spendendo due parole sull’obiettivo della ricerca, qualora non sia ancora molto chiaro. Lo scopo che ci ha spinto a scrivere, sulla parola e la famiglia, riguarda l’importanza attribuita alla parola nell’ambito familiare, come mezzo utile ad ogni approccio all’habitat della famiglia, ad ogni metodologia di terapia familiare, come utile strumento di scoperta dell’altro. Scoperta nel senso di intraprendere un viaggio che noi vediamo come un’impresa avventurosa. Tale sembra essere, infatti, la ricerca che ognuno di noi compie per la conoscenza dell’altro.

Quanto è importante la parola in famiglia, possiamo desumerlo dal ritratto che riportiamo a conclusione dell’introduzione, nel quale ritroviamo raffigurato il tremendo campo di battaglia delle relazioni tra l’uomo e la donna. La galleria è piena di ritratti, dalla quale ne abbiamo scelto uno: questo.

…Forse è un po’ come per un uomo e una donna che si vorrebbero amare e non riescono a intendersi per problemi legati alle singole persone e al contesto cui vivono, il quale li condiziona. Poche parole pronunciate nel momento sbagliato possono far perdere per sempre l’ultima tenue speranza di rimediare agli errori commessi. Una parola, è sufficiente a far spegnere nella finitudine di questo mondo l’affievolita fiammella della candela, che con tanta difficoltà si è provati ad alimentare e si estingue2. Soprattutto quando ciò che è dentro non è espresso fino in fondo, o quando, tra i due, il non detto è più del detto. In questi casi si rischiano delle rotture che portano a non più ricongiungersi e ciò che ha diviso non solo resta insoluto, ma è un nodo destinato a non sciogliersi, proprio perché le parole non affiorano dalla fonte: il corpo si esprime senza che le parole riescano ad accompagnare il suo esprimersi. mini right

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Note
  1. Come recita il tema della XXXVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, I media e la famiglia: un rischio e una ricchezza. (2004). img nota

  2. L’umanità vive nella Storia, in essa si dibatte e lotta. Più in astratto, l’umanità è nel Tempo. Cosa sono il Tempo e la Storia se non indici della finitudine dell’uomo e del mondo? Allora è così: se quell’uomo e quella donna non troveranno la parola per l’unione, resteranno divisi per il Tempo. Da Cristiano devo aggiungere: sì, nella Storia il problema resta insoluto ma non nell’Eternità. Nell’Eternità, della quale tutti siamo chiamati a partecipare, la parola è perfetta. Perfetta perché non vi è l’imperfezione della finitudine. L’Eternità non è l’infinito, è Eternità. L’Eternità è perfetta. img nota