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2. Cosa è il linguaggio?

"Il linguaggio e la sua origine. Le teorie che hanno sviluppato il tema dell'uso verbale del linguaggio umano"

Non tenteremo di dare una definizione del linguaggio, perché non sarebbe l’unica possibile, inoltre si considerano linguaggi anche “protocolli di comunicazione” che alla base non hanno la parola scritta o parlata.
Il linguaggio assume diversi sensi, secondo l’ambito cui è usato troviamo di fatti: il linguaggio corrente come strumento naturale di comunicazione; il linguaggio scientifico come mezzo per la comunicazione scientifica. Per l’uomo abituato a usare il linguaggio come se respirasse, non si pone il problema sulla origine e sulla esattezza di esso: è scontato. Non per le scienze naturali, dove termini ed enunciati sono definiti rigorosamente. Il linguaggio della scienza è più esatto rispetto al linguaggio d’uso quotidiano, tuttavia, delle volte, può risultare ambiguo, quindi vanno di continuo chiarite «la natura e le funzioni»1.

Prima di introdurre il problema della natura del linguaggio, presenteremo le varie teorie riguardo la sua origine.

2.1 - Origine del linguaggio

É ricco d’emozioni forti, di gioia incontenibile, il momento in cui la madre si sente chiamare “mamma”, dal proprio figlio. Da dove deriva quella prima parola? Come mai solo ora l’infante è capace di pronunciarla, quale viaggio ha dovuto affrontare prima che raggiungesse le sue labbra? Chi ha suggerito la parola ‘mamma’ al bambino o quale avventuroso viaggio interiore ha percorso? L’origine del linguaggio è un problema filosofico rilevante al quale tanti pensatori hanno provato a dare una soluzione. Di seguito esporremo sinteticamente le posizioni di alcuni tra i filosofi che hanno tentato una risposta.

Per De Saussure e Wittgenstein, come per l’uomo che non problematizza, l’uomo della vita quotidiana, per il quale tutto scorre senza un apparente senso o fine ultimo, non esiste un problema dell’origine del linguaggio, la domanda neanche si pone. Il linguaggio è una facoltà naturale come il mangiare e il camminare e non può essere un problema scientifico. Tentare di spiegare la sua origine ci mette fuori del suo modo di funzionare e solo la descrizione è operazione valida.

Di parere opposto è la tesi di Sapir, secondo il quale un problema dell’origine del linguaggio esiste e ha una sua risposta. Il linguaggio va restituito

  • «alla sua funzione di strumento di comunicazione e quindi considerarlo in stretta connessione con il contesto socio-culturale all’interno del quale effettivamente opera»2.

Solo in questo modo scopriamo che il linguaggio è il prodotto di una tecnica o tendenza simbolica, sono parole di Sapir3, che consiste nel considerare una parte del tutto come impronta di questo tutto.

L’uomo nasce in un contesto sociale che ha già costruito la sua struttura fatta di norme e costumi e di un linguaggio per comunicare. Tale linguaggio, per Sapir, non è usato per risolvere problemi di ordine pratico, ma la stessa struttura sociale è costruita e influenzata dalle abitudini linguistiche, inconsce, della società4. In sostanza, tutta la realtà del mondo è costruita.

La posizione deterministica di Sapir è la stessa assunta dai linguisti americani, dalla quale si deduce che non esisterebbe una lingua dalla quale hanno avuto origine tutte le altre, il linguaggio è il prodotto di un procedimento di apprendimento imitativo5.

Etienne-Bonnot de Condillac, spiega l’origine del linguaggio affermando che, all’inizio della storia umana, l’uomo non emetteva che suoni disarticolati quando apriva bocca, e solo in seguito, con lo stabilirsi di rapporti sociali sempre più proficui e necessari con altri uomini, ha avvertito la necessità di legare le idee ai segni. Allo sviluppo umano è corrisposto lo sviluppo del linguaggio, il quale è passato da una struttura d’azione a una struttura verbale. Giunto a piena maturità, il linguaggio, si è staccato dalla realtà per legarsi a «un sistema di segni arbitrari»6. L’uomo può finalmente servirsi del linguaggio verbale per formulare i suoi pensieri e per operare secondo la sua natura.

Per terminare presentiamo la prospettiva razionalista (o cartesiana), che trova in N. A. Chomsky il suo maggiore rappresentante. Questi afferma che nell’intimo di ogni lingua esistono delle caratteristiche comuni astratte e sottostanti alla grammatica. Tale struttura astratta è presente in tutte le lingue storiche esistite, esistenti e non ancora realizzate. In altre parole, Chomsky la definisce come una capacità linguistica innata propria dell’umanità. In definitiva, l’origine del pensiero è nella natura del pensiero, nella sua intenzionalità. Il linguaggio è manifestazione del pensiero e per suo mezzo l’uomo si costituisce come soggetto (Benveniste)7.

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Note
  1. A. Pieretti, Il Linguaggio, ed. La Scuola, Brescia, 1984, p. 7. img nota

  2. Pieretti, Linguaggio, 9. img nota

  3. E. Sapir, Selected writings in language, culture and personality, p. 14, in Pieretti, Il linguaggio, 9. img nota

  4. E. Sapir, Selected writings, p. 162, in Pieretti, Linguaggio, 9. img nota

  5. La primogenitura di un linguaggio verbale sugli altri, va ricondotta a un discorso riguardante la storia dell’umanità. Se accettiamo per fondata la linea di ricerca scientifica secondo la quale l’uomo discende dai primati, allora due vie s’impongono a soluzione della primogenitura: a) La prima via segue la primogenitura, la quale sarebbe vera se alla domanda, una sola forma di primate ha generato il primo uomo? Si rispondesse sì. b) La seconda segue la non primogenitura e sarebbe vera se alla domanda, più forme di primati hanno generato i primi uomini? Si rispondesse sì. Sarebbe la via che porta a credere vera l’evoluzione dell’homo da più ceppi di ominidi, in più parti della litosfera, in tempi storici diversi. img nota

  6. Pieretti, Linguaggio, 11. img nota

  7. Pieretti, Linguaggio, 12-13. img nota