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1.1.4 - Il linguaggio ordinario

"Nasce la filosofia analitica con Wittgenstein, sviluppata da Austin nella teoria degli atti linguistici. Una sintesi."

Negli anni ’40 con l’arrivo di Ludwig Wittgenstein a Cambridge si sviluppa quella che viene chiamata la filosofia analitica, in seguito si diffonderà anche ad Oxford. L’abbiamo descritto prima, il nuovo obiettivo di Wittgenstein è analizzare le parole dei linguaggi nel loro contesto d’uso e non il loro significato, perché il significato è nell’uso medesimo: l’uso contiene il significato. Tra gli studiosi di questa corrente troviamo G. E. Moore, il quale difende il valore dei dati sensoriali. Il suo pensiero tende a sostenere

  • «le evidenze del senso comune, da sottoporre ad analisi nella loro globalità, ma sostanzialmente indefinibili ed intuitive nei loro elementi ultimi»1.

Negli anni ’50 ad Oxford si elabora la teoria degli atti linguistici ad opera di J.L. Austin. Per questi la prima parola deriva dal linguaggio comune, anche se non ci dà l’ultima parola, quella che appone il termine fine alla ricerca. In pratica, dal linguaggio comune, si può partire per ulteriori riflessioni e integrazioni intorno al linguaggio. Austin propone una metodologia fenomenologica che consenta una descrizione dettagliata e ampia del significato degli enunciati, tenendo conto dell’aspetto quantitativo e qualitativo dei problemi da risolvere affrontandoli con le tecniche più adeguate. La metodologia proposta e seguita da Austin prevede la delimitazione di una area linguistica e di stilare un elenco dei termini maggiormente ricorrenti. Poi vanno individuati i contesti linguistici nei quali certe espressioni risultano più efficaci, al fine di descrivere il funzionamento delle frasi e delle espressioni dell’area linguistica scelta. Austin distingue tra enunciati constativi ed enunciati performativi. I primi trovano corrispondenze nella realtà e possono essere veri o falsi, i secondi eseguono una azione.

Nel 1955, Austin, supera questa visione un po’ restrittiva perché si rende conto non essere possibile la divisione netta tra i due tipi di enunciati. Egli formula la teoria degli atti linguistici, dove

  • «considera gli enunciati come il prodotto di un insieme di atti, tra i quali distingue un atto locutorio, illocutorio, perlocutorio»2.

Il locutorio è l’atto del dire, che può essere atto fonetico, fatico o retico. L’illocutorio è l’atto che si compie nel dire. L’atto perlocutorio indica le conseguenze provocate dagli atti locutori e illocutori.

In definitiva, Austin, mostra la necessità di ampliare la ricerca ad analisi del linguaggio interdisciplinari, per superare la concezione che vede il linguaggio come un contenitore di significati. Questo perché il linguaggio è uno strumento di comunicazione, espressione della continuità culturale tra le generazioni3.

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Note
  1. Bonifazi – Alici, Il pensiero del Novecento, 274. img nota

  2. Bonifazi – Alici, Il pensiero del Novecento, 278. img nota

  3. Bonifazi – Alici, Il pensiero del Novecento, 278. img nota