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  1. Capitolo I
  2. Il linguaggio come esperienza di vita familiare

3. Il linguaggio come esperienza di vita familiare

"Il rapporto 'Io-Tu' nella coppia e l'importanza del linguaggio nella coppia a partire dal Cantico dei Cantici"

3.1 - Il rapporto “Io-Tu”

La parola ha bisogno di spazio, inteso non come luogo fisico. S’intende uno spazio concesso alla persona perché essa possa esprimersi. Se esprimo l’amore sempre e solo come un movimento mio verso l’altro, lo soffoco e non gli consento di rivelarsi: è egoismo più che amore.

Quante volte crediamo che il nostro partner (oppure i figli) ha bisogno delle nostre parole, in realtà, non comprendiamo che chiede solo tempo per interpretare ciò che avviene nel suo mondo interiore e intorno a se, spazio per esprimere il suo essere Io indipendente da ogni altro Io. É lo sforzo di vedere l’altro come un Tu, una persona distinta da noi e non un oggetto manipolabile a piacimento. L’impazienza di comprendere quanto avviene, a nostra volta, ci fa esigere dall’altro una risposta immediata su problemi quotidiani. L’altro ha bisogno di tempo per metabolizzare. Il nostro cuore non deve invadere l’altro, deve per un attimo “restringersi” e predisporsi ad accogliere il Tu della persona amata (sposo, sposa, figlio/a) nel momento in cui deciderà di aprirsi. Nel tempo giusto egli si dischiuderà e, solo allora, l’ascolto delle sue parole sarà da parte nostra un atteggiamento che esprime vero amore, libero e liberante.

A supporto di quanto scrivo cito il libro di Zucal sul pensiero dialogico:

  • «Nel momento e nella misura in cui io permetto all’altro di essere non più un oggetto su cui gettare la presa ma un Io e quindi un Tu, allora e solo allora anch’io non sono più quel soggetto che utilizza l’altro o lotta con l’altro: divento finalmente l’Io pronto per la relazione con il Tu che mi consegna alla mia piena identità di Io. Anch’io divento io solo nel depormi come soggetto che vede nell’altro un non-Io e non un altro Io ovvero un Tu».1

3.2 - L’importanza del linguaggio nella coppia

3.2.1 - Il chiamarsi dello sposo e della sposa nel Cantico dei Cantici2

Il linguaggio, che ci porta verso sentieri da scoprire, il linguaggio, che conduce ogni uomo su sentieri oscuri, che si svelano poco a poco. L’uomo più cammina sul sentiero della vita e più illumina davanti a se il cammino da compiere, allo stesso tempo, oltre la parte illuminata, vede il buio che rappresenta la parte non svelata.3 Il cammino è qui inteso come la vita dell’uomo.

Due persone s’incontrano, è l’incontro di due cammini, paralleli durante il fidanzamento – eppure sempre più vicini –, fusi in uno solo nel Sacramento del matrimonio. Il linguaggio, inteso come parola, diventa per i due il mezzo per conoscersi e conoscere il cammino da condurre insieme. La parola chiama l’altro. «Il chiamare avvicina» l’altro, lo fa appartenere alla propria vita. Il chiamare dice all’altro: “Tu sei importante per me”. Ciò che è chiamato viene fatto vicino. É un desiderio: l’amato chiama la sorella sua sposa perché la cerca, perché la vuole parte della sua vita: «Una voce! Il mio diletto!» Si chiama qualcosa che ancora è lontano, ma che attraverso il chiamare «non resta sottratto alla lontananza». Il lontano è segno di «assenza» che genera desiderio di «presenza», il quale è soddisfatto attraverso il chiamare e la persona chiamata si fa «presso» il chiamante.

Il libro della Bibbia, Cantico dei Cantici, ci presenta dei poemi d’amore in cui l’amato chiama l’amata e viceversa. I due dialogano con parole d’amore. Soffermiamoci ancora un attimo sul chiamarsi. Nel versetto 2,8 la sposa ode la voce dello sposo che chiama. Ancora, la sposa ode l’amato bussare alla porta nel versetto 5,2; lo sposo chiama:

  • «Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia […]»

É il cuore della notte, tempo dedicato al riposo ma l’amore non fa dormire. Lo sposo chiama la sorella sua sposa col desiderio di vederla: la donna riconosce la voce dell’amato. Ecco la bellezza della parola, se essa non ci fosse gli innamorati non potrebbero riconoscersi sentendo la sola voce.

Ora vediamo il dialogo che nasce tra i due. Nel Cantico dei Cantici si alternano più voci: lo sposo, la sposa, il coro e il poeta. Spesso lo sposo e la sposa rispondono al coro o domandano a esso, ma in alcuni momenti gli amanti dialogano tra loro, come in Ct 4,16-5,1, oppure, in Ct 5,2-3 dove i due amoreggiano e giocano. La parola è evidentemente alla base del rapporto tra l’uomo e la donna sin dai primi istanti della conoscenza. É attraverso la parola che apprendono i loro nomi, con la parola si comunicano le prime informazioni riguardanti la propria vita. Con la parola si approfondisce la conoscenza reciproca domandando le esperienze che hanno contrassegnato la vita.

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Note
  1. Zucal, Lineamenti di pensiero dialogico, 82. img nota

  2. Per la stesura del sotto-paragrafo ho consultato: Cantico dei cantici, in La Bibbia di Gerusalemme, E.D.B., Bologna, 200017, p. 1360-1374. Heidegger, In cammino, capitolo I. img nota

  3. Immagine spesso utilizzata nella direzione spirituale. img nota