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  1. Capitolo II
  2. La celebrazione domestica: autostrada per la parola

3. La celebrazione domestica: autostrada per la parola1

"L'esperienza di una famiglia cristiana che, attraverso un momento di preghiera domenicale, parla di cose importanti con i figli"

In conclusione di capitolo vorrei riportare l’esperienza di una famiglia cristiana cattolica spagnola, la quale vive in itineranza con 19 figli naturali e appartiene alla realtà del Cammino Neocatecumenale. Una famiglia sicuramente eccezionale, per il numero di figli e per la disponibilità alla missione nella società, per la quale, è stata chiamata a svolgere dalla Chiesa. Però l’esperienza sostanziale cui ci riferiremo è possibile trasferirla in una famiglia meno eccezionale... in una famiglia con uno o due figli.

L’esperienza è stata raccolta in un cortometraggio. Il film di breve durata ha inizio con una intervista al Fondatore del Cammino Neocatecumenale Francisco Argüello, il quale pone l’accento sull’importanza della celebrazione in famiglia. Egli spiega che l’uomo mediocre si dibatte nel suo mondo senza accorgersi di ciò che sta sopra di lui. La vita dell’uomo è un continuo lottare tra il bene e il male, per questo è importante la celebrazione domestica, luogo in cui le generazioni si possono incontrare. La recita delle lodi la domenica mattina è un momento in cui i genitori trasmettono la fede ai figli con la testimonianza vivente. (sotto stralci del filmato. Fonte: Youtube.com)

Il tavolo della sala da pranzo è preparato con la copertura ornamentale più bella. Un Crocifisso e un cero, accompagnati da un piccolo vaso di fiori prendono posto su di essa. Accanto c’è la Bibbia dalla quale il capofamiglia leggerà un passo del Vangelo o dell’Antico Testamento. Ognuno ha il suo libro di preghiere, quelli che sanno suonare uno strumento musicale arricchiscono la celebrazione con i canti appropriati. É il capofamiglia a iniziare la preghiera delle lodi, accanto a se c’è la moglie e i figli formano una corona intorno a loro.

Per i figli adolescenti e per quelli più grandi rientrati a casa più tardi la sera prima, può essere costoso svegliarsi presto la domenica mattina e recitare le lodi. Un giorno comprenderanno che se i genitori hanno chiesto loro questo sacrificio è stato per la loro salvezza: i genitori che li hanno creati, li conducono così al Paradiso, afferma il Fondatore al termine dell’intervista.

Dopo la lettura dei Salmi, della lettura breve e di un passo biblico, i membri della famiglia possono condividere le proprie riflessioni attinenti alla parola proclamata, oppure possono raccontare un’esperienza vissuta, ma anche le difficoltà del periodo.

Il figlio maggiore della coppia esordisce per primo e racconta alla famiglia riunita la propria esperienza. Per un ragazzo come lui, che frequenta un ambiente universitario quasi del tutto lontano dalla fede, quando si trova tra gli amici deve ingaggiare una battaglia costante prima contro se stesso. Egli racconta, riferendosi ai colleghi e all’ambiente dell’università: “per fare la volontà di Dio, devo essere diverso dagli altri, e questo mi sembra che sia una sofferenza, una morte, perché io devo rompere con quello che fanno loro…”. Proseguendo, il giovane universitario, confida quanto è difficile vivere da cristiano il fidanzamento e come lui e la fidanzata ci riescono, pur sperimentando spesso la morte in cui si cade per un desiderio d’unione carnale non soddisfatto.

Il terzo intervento presentato dal filmato è di una delle figlie minori. Rivolgendosi alla madre, fa osservare che una sua amica è figlia unica mentre una sua compagna di scuola ha i genitori divorziati. La ragazza, confrontando la sua realtà di famiglia molto numerosa e, nonostante ciò, unita anche nelle situazioni di precarietà economica, chiede alla madre come sia possibile, che all’interno delle famiglie delle sue compagne, si viva una situazione di mancanza d’amore e di divisione tale. É molto interessante ascoltare la risposta della madre, la quale si esprime a partire dalla sua esperienza personale. Rispondendo alla prima osservazione della figlia, testimonia che anche lei voleva solo due figli, e solo l’incontro di Cristo nella sua vita, l’ha trasformata da tralcio appassito in vite feconda. Sulla seconda situazione si limita a rispondere che la paura di accettare le sofferenze derivanti dai difetti dell’altro, sono causa dei divorzi.

Una famiglia che si racconta

Ecco, in sintesi, l’esperienza di una famiglia che si racconta e fa tesoro dell’esperienza vissuta, che consente all’altro di aprirsi. L’altro si apre perché trova un luogo spaziale e temporale nel quale tutta la famiglia lo ascolta. Per di più il racconto delle personali esperienze di vita avvengono in un clima di preghiera, durante una celebrazione domestica.

É importante sottolineare l’aspetto qualitativo dei dialoghi che si dipanano all’interno di questo luogo fisico (e non fisico), vissuto nella celebrazione domestica delle lodi. Gli argomenti non toccano la superficie della vita di ciascuno: “Come è andata la settimana di scuola?”, “Questo mese hai fatto il bravo?”. Le tematiche toccate affiorano dal profondo della vita vissuta da ogni persona! I genitori per primi svelano ai figli le esperienze (ovviamente ciò che si può raccontare a un figlio) cruciali della propria vita e come si sono comportati al bivio tra una scelta o l’altra. I figli di fronte a un padre e una madre accoglienti avvertono di potersi fidare, di poter rompere quella pesante corazza di silenzio propria degli adolescenti e dei giovani che si indossa nei riguardi dei genitori quando bisogna trattare certi problemi. Comprende, “il figlio di famiglia”, di potersi lanciare perché i genitori sono lì pronti ad ascoltarlo a fargli spazio, perché hanno riposto, a loro volta, ogni difesa nei confronti di certi temi e si sono ritirati per dare spazio alla parola del Tu che è veramente Tu, presente in quel momento davanti a loro. Ogni singola parte di questa famiglia itinerante, è un Io, ognuno di loro è un Tu per l’altro.2

Abbiamo voluto presentare la speciale esperienza di dialogo familiare attuata nel Cammino Neocatecumenale, per mostrare che dialogare in famiglia sull’essenziale della vita abbattendo le inutili difese interiori è possibile. In molte famiglie del Cammino Neocatecumenale dove la pratica sopra riportata è ben attuata, i figli adolescenti che vivono particolari difficoltà hanno aperto ai genitori le porte delle stanze più buie, raccontando momenti di grande difficoltà. E abbiamo scritto, nel breve capitolo appena letto, come le difficoltà vissute nell’età puberale possono portare alle conseguenze più tragiche.

Non ci sembra completamente inappropriato concludere con le parole di M. Buber, affermando che questo è

  • «Uno di quei momenti capaci di spezzare i sette cerchi di ferro che serrano il nostro cuore – il malefico incantesimo improvvisamente si scioglie».3

É avvenuta una liberazione su cui solo la persona ha potere.

Estratti video "En el monte Yahveh Provee"

I parte

II parte

III parte

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Note
  1. En el monte Yahveh Provee. Cortometraggio sull’esperienza di una famiglia spagnola itinerante del Cammino Neocatecumenale, la quale ogni domenica vive la celebrazione delle lodi in casa: una forma di celebrazione domestica. Il cortometraggio ha inizio con una intervista al fondatore Francisco (Kiko) Argüello. Le riflessioni di quest’ultimo, sono state riassunte nella prima parte del paragrafo. img nota

  2. A proposito del rapporto Io-Tu, fare riferimento al capitolo 1 sottoparagrafo 3.1 del presente lavoro. img nota

  3. M. Buber, Il principio dialogico e altri saggi, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 1993, p. 188. img nota