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  1. Capitolo II
  2. Le estreme conseguenze della mancanza di parola tra genitori e figli

1. Le estreme conseguenze della mancanza di parola tra genitori e figli

"Quando la comunicazione tra genitori e figli manca, le conseguenze possono essere estreme. Il caso dell'alcolismo giovanile"

L’alcolismo giovanile, il diffuso uso di sostanze stupefacenti tra i giovani e il suicidio giovanile, sono piaghe della società che ci danno riscontri reali sulle condizioni di salute della società italiana. Il suicidio tra i giovani di 15-25 anni è la causa di mortalità più elevata, rispetto anche agli incidenti stradali che coinvolgono giovani di detta fascia d’età.

Cosa spinge un giovane a usare alcolici, a provare lo spinello? Le ricerche fanno notare che la prima “sbronza” è vissuta dall’adolescente come un rituale di passaggio dall’età infantile all’età adulta. Lo spinello ha più o meno le stesse finalità, anche se è socialmente poco accettato come rito di passaggio. Anche il suicidio è perversamente inteso come una iniziazione alla vita adulta.1

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Alcolismo giovanile

La prima sbronza è generalmente ammessa dagli stessi genitori. L’accettazione dell’uso eccessivo di alcolici da parte dei figli (e sempre più anche delle figlie) è dovuto a fattori culturali enogastronomici. Alcune ricerche rilevano che là dove l’uso quotidiano di alcolici (vino e birra) ritenuto normale è più diffuso tra la popolazione, l’età alla quale si ha accesso al “primo bicchiere” è più bassa: in Italia 11 anni in media contro i 14 anni della media europea. Studiando le statistiche notiamo che tra i consumatori di bevande alcoliche solo una piccola percentuale presenta situazioni da alcohol use disorders (disturbi da uso di alcohol).2 In Italia questa bassa percentuale corrisponde ad alcuni milioni di soggetti alcolizzati dai 14 anni in su.

Per quanto riguarda le motivazioni profonde (quali esse sono) che spingono un adolescente a ubriacarsi o fumare sostanze proibite, è un argomento molto più complesso. Le generalizzazioni non sono di molto aiuto e si può parlare principalmente di fattori di rischio che non per forza devono portare all’uso abitudinario di alcohol o di stupefacenti. Il contesto sociale (ad esempio il quartiere nel quale il giovane vive), le difficoltà familiari, il fascino della trasgressione proprio di questa età, l’omologazione alla condotta di vita del gruppo dei pari, sono fattori di rischio o scatenanti. Il bere è pure un fattore di socializzazione: si beve soprattutto in compagnia.

Vogliamo di seguito riassumere la storia di una adolescente che ha vissuto la dipendenza dagli alcolici, come esempio di quel disagio partecipato da tanti giovani.

Anna3 è una bella ragazza di 15 anni che frequenta il migliore liceo classico della città e con un’ottima carriera scolastica. I genitori sono attivi professionisti e delle volte lavorano fuori città. Non hanno mai dato tante regole alla figlia, gli hanno lasciato i suoi spazi e dato la possibilità di autogestirsi in tante cose. Da un po’ di tempo Anna è sempre scontrosa, anche se richiamata dai genitori con tono calmo. Per di più il rendimento scolastico è calato e tende a dire bugie. Non frequenta più il consueto gruppo di amici e quelli nuovi li tiene segreti non facendoli conoscere ai genitori. Al termine di un viaggio di lavoro, i genitori di Anna, anticipano il rientro dal martedì al lunedì sera senza avvisarla: volevano farle una sorpresa. Rincasando trovano nel salone una compagnia di giovani rumorosi e ubriachi con al centro della scena la loro figlia, a sua volta evidentemente ubriaca ma ancora capace di gestire la situazione.

Per Anna il bere era diventato l’unico momento della giornata nel quale si sentiva di esistere. Per lei era il modo di rispondere alle debolezze, fatiche e ansie legate alla sua età. É pure una risposta al vuoto esistenziale tipico di un ragazzo e una ragazza che sta cambiando modo di rapportarsi alla realtà, fisicamente e psichicamente. Anna ha trovato in questo gruppo di amici bevitori, la risposta alla necessità identitaria di sentirsi adulta. Ad Anna sono mancate regole flessibili ma presenti impartite dai genitori, si è sentita abbandonata perché troppo presto lasciata a prendere decisioni non in grado di assumersi da sola.

Alla luce di questa vicenda e di tante altre spesso più complesse, diventa necessario interrogarsi, come adulti, sul proprio ruolo genitoriale. Bisogna essere consapevoli e assumersi il compito educativo anche davanti a tematiche scottanti come, l’uso eccessivo di alcol, l’uso di sostanze stupefacenti e loro conseguenze. É necessario insegnare, prima dell’ingresso nell’adolescenza, i rischi legati all’uso eccessivo e continuato di bevande eccitanti. Va insegnato ai nostri figli che chi dice che la droga non fa male, la vende, come sempre sosteneva un mio insegnante delle scuole superiori.

"Chi dice che la droga non fa male, la vende"

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Note
  1. «Molti tentativi di suicidio rappresentano una disperata ricerca di rinascita dopo una morte iniziatica: gli adolescenti […] sono tentati di uccidere il bambino che sentono ancora di essere per favorire la nascita del nuovo maschio o della nuova femmina». G.P. Charmet, La crisi suicidale in adolescenza, in Famiglia Oggi, 3 (2007) p. 10. img nota

  2. Si ritiene più utile usare il concetto anglosassone perché considera un complesso di manifestazioni morbose, conseguenti all’azione tossica degli alcolici, più vasta. img nota

  3. E. Confalonieri, Quando te ne accorgi è già abitudine, in Famiglia Oggi, Periodici San Paolo, 6/7 (2006) p. 81-83. img nota