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  1. A proposito dell'interazione media e dialogo in famiglia

1.1 - A proposito dell'interazione media e dialogo in famiglia

"La televisione in famiglia come mediatore sociale tra genitori e figli, scandisce i tempi familiari in base al programma visto"

Inquadrato il rapporto della famiglia con i mezzi di comunicazione di massa, partendo dalla ricerca appena esposta, vorremmo approfondire meglio l’aspetto più importante per il nostro lavoro: la parola. In particolare la tv, abbiamo letto, è il medium più utilizzato anche come alternativo o sostitutivo agli altri mass media.

All’interno delle pareti domestiche il rapporto tra le persone sembra essere fortemente influenzato dalla televisione. In effetti, la ricerca rende evidente che della tv non si può fare a meno, tanto che ce né almeno una in ogni casa e spesso di più.1 La scansione dei tempi familiari è una fusione tra gli usi culturali e il palinsesto televisivo, e ciò si evince dalla posizione della televisione principale all’interno della casa.2 La televisione allora come focolare domestico, commensale, ospite fisso, come membro della famiglia a tutti gli effetti. E se la tv è un membro permanente effettivo della famiglia, esso interagisce, “parla” con gli altri membri, fa valere il suo ruolo; così come ogni altro membro fa con il suo ruolo nei confronti degli altri attori. Nasce uno scambio originale di cui non se ne può fare a meno, è accettato da tutti.

Poco più sopra avevamo accennato al frame televisivo e familiare. É proprio su questi due piani che si svolgono le relazioni tra lo schermo e la famiglia, tra i singoli con la tv e i singoli tra loro. Tanto che la ricerca ha potuto distinguere varie forme d’interazione verbale denominate pratiche di glossa.3 Le pratiche di glossa derivano dalle osservazioni partecipanti previste dalla ricerca sul campo, e sono emesse dagli attori sociali. In sostanza dai discorsi registrati tra i membri della famiglia nell’interazione con il medium, sono state distinte varie tipologie di glossa, le quali si presentano in un frame o nell’altro e si attivano in presenza di certi meccanismi psicologici e non in altri. Ad esempio quando di fronte a una immagine televisiva si richiamano esperienze personali si attivano le glosse esperienziali. Inoltre, queste ultime – ed è così per tutte le tipologie – si attivano durante la visione di un tipo di programma specifico.4 Gli attori, quindi, interagiscono con lo schermo e i programmi televisivi aiutano il dialogo in famiglia. Risulta

  • «che la televisione non zittisca la famiglia. In realtà, intorno alla tv si dipana una fitta rete di discorsi, fatta di battute, commenti e dialoghi che proprio dalla televisione prendono origine: la famiglia parla della tv e di ciò che essa trasmette, e parla a partire dalla tv e di ciò che essa le consente di evocare».5

Tant’è che durante il pasto serale – momento in cui il nucleo familiare è il protagonista – la visione del telegiornale, in particolare, favorisce il dialogo attraverso il commento alle notizie. Il film di prima serata all’opposto genera un ridotto scambio di battute tra i consumatori e generalmente al termine della visione non si commenta ciò che si è visto, anche se si avverte la necessità di scambiare considerazioni sulla trama e le questioni sollevate dal film. In sostanza è il pasto serale a rappresentare un tempo di dialogo intenso, in parte favorito dal telegiornale in onda, il quale stimola una partecipazione attiva, perché si avverte un legame tra ciò che si vede e la personale esperienza di vita.6

Il video favorisce in alcuni casi il dialogo tra generazioni. Attraverso la visione di un programma si accende il colloquio tra genitore e figlio, considerato molto difficile da instaurare. La televisione in questo caso appare come una sorta di mediatore sociale tra le generazioni, capace di fornire lo spunto per intavolare un dialogo su argomenti difficilmente affrontati in altra condizione.7 La televisione, quindi, scandisce i tempi verbali: ne è un esempio la pubblicità. Durante la visione degli spot lo scambio di frasi tra gli spettatori è maggiore, l’immagine ha un potere attrattivo minore, ci si può dedicare al dialogo su argomenti non attinenti al programma che si sta guardando.8

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Note
  1. L’Ospite fisso, 72. img nota

  2. L’Ospite fisso, 75. img nota

  3. «L’etnometodologia si riferisce alle pratiche di glossa come all’insieme delle strategie (verbali e non verbali) attraverso le quali gli attori sociali attribuiscono un senso agli eventi». L’Ospite fisso, 99. img nota

  4. L’Ospite fisso, tav. 2, 123. img nota

  5. L’Ospite fisso, 97. img nota

  6. L’Ospite fisso, 87. img nota

  7. L’Ospite fisso, 173. img nota

  8. L’Ospite fisso, 89. img nota